NEWS | In ufficio con bici e monopattini? Si, ma con le giuste precauzioni

Tra le nuove misure introdotte dal Decreto Rilancio per contrastare l’emergenza economica causata dalla pandemia Covid-19, trova spazio anche la mobilità sostenibile.

Ai residenti maggiorenni delle città con popolazione superiore a 50.000 abitanti, è riconosciuto un “bonus mobilità” fino a un massimo di Euro 500 per l’acquisto, dal 4 maggio al 31 dicembre 2020, di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché di monopattini elettrici ovvero per l’utilizzo dei servizi di mobilità condivisa ad uso individuale.

Queste, in sintesi, le parole del “Decreto Rilancio” (D.L. n. 34/2020) in tema di incentivi alla mobilità sostenibile, ritenuta, ad oggi, il modo migliore per spostarsi in città, consentendo di rispettare sia l’ambiente, sia le regole di distanziamento sociale necessario per limitare i rischi di contagio. Da qui la scelta di alcune amministrazioni locali (si pensi ad esempio al Comune di Milano) che, proprio nell’ottica di far fronte all’emergenza sanitaria ancora in corso, hanno ridisegnato parte della viabilità cittadina, ricavando nuovi spazi e percorsi dedicati a biciclette e monopattini.

Il grande interesse sorto sul tema ha coinvolto non soltanto i singoli cittadini, ma anche aziende che hanno spronato i propri dipendenti a recarsi al lavoro in bicicletta, in alcuni casi mettendo a loro disposizione addirittura un’intera “flotta” a spese della stessa società.

Tali iniziative in ottica di sostenibilità sono fortemente appoggiate dal Governo, arrivato a prevedere, per le imprese con più di 100 dipendenti per singola unità, la nomina obbligatoria di un “Mobility Manager” con funzioni di programmazione, gestione e promozione di soluzioni di mobilità sostenibile (art. 229.4 D.L. n. 34/2020).

Tuttavia, se da un lato l’utilizzo di biciclette e monopattini può costituire un utile metodo ad “impatto zero” per scongiurare la diffusione del virus Covid-19 evitando, ad esempio, di affollare i mezzi pubblici, dall’altro, nonostante l’impegno di Regioni e Comuni, si deve constatare che gran parte delle città italiane sono purtroppo ancora prive di un numero sufficiente di piste ciclabili tali da garantire efficaci e sicuri spostamenti dei cittadini.

Ne derivano interrogativi rilevanti circa l’eventuale responsabilità delle aziende in caso di incidente subito dal dipendente che utilizza la bicicletta/monopattino nel tragitto casa-lavoro. Pur non sempre agevole da provare – l’onere in questo caso spetta al dipendente – non è infatti da escludere un eventuale coinvolgimento del datore di lavoro sul piano penale e civile a seguito dell’infortunio subito dal lavoratore nel tragitto effettuato normalmente per recarsi o rientrare dall’ufficio.

Si immagini, ad esempio, il caso del dipendente che, spinto (o addirittura “obbligato”) all’utilizzo di tali mezzi di trasporto e residente in una zona non adeguatamente coperta da piste ciclabili, sia coinvolto in un incidente stradale con danni per la propria salute.

In questi casi, nonostante sia l’Inail ad intervenire in prima battuta per assicurare il ristoro dei danni subiti dal lavoratore (salvo i casi di deviazioni ingiustificate di percorso, manifesta negligenza o imprudenza di quest’ultimo), è comunque possibile che il datore di lavoro, ammesso che si possa dimostrare la sua colpa in giudizio ed il nesso di causalità  tra la condotta colposa ed il danno subito dal suo dipendente, sia costretto a risarcire i danni accertati ed a rimborsare lo stesso Inail della somma erogata dall’ente.

Come spesso accade, quindi, si tratta di cercare un equilibrio ragionevole tra i possibili rischi e gli indubbi benefici. In quest’ottica, si può scegliere di non imporre obblighi ai dipendenti circa l’uso di determinati mezzi di trasporto, preferendo semmai incentivare l’utilizzo volontario delle biciclette e dei monopattini, con un occhio di riguardo al tipo di percorso da affrontare per raggiungere l’azienda, ed informandoli sui rischi che potrebbero correre.

Nell’ipotesi in cui i mezzi siano forniti direttamente dalla società, è certamente opportuno verificare ed assicurare che i mezzi siano in perfette condizioni di utilizzo, con le istruzioni ai dipendenti circa la loro corretta manutenzione.

È senz’altro il momento di valorizzare la propria attività in ottica sostenibile, pur con un approccio prudente e consapevole del contesto, per evitare che le migliori intenzioni possano determinare conseguenze pregiudizievoli per i dipendenti e, di conseguenza, per i loro datori di lavoro

 

Rita Santaniello, avvocato, partner, Rödl & Partner
Michele Donvito, praticante avvocato, Rödl & Partner